Malanotte del Piave

Rossi

La recentissima DOCG Malanotte non prende il nome come si potrebbe essere indotti a credere dalla locanda malfamata di manzoniana memoria posta sotto il castello dell’Innominato e frequentata dai suoi bravi, bensì dal piccolo borgo medievale omonimo posto nel comune di Tezze di Piave da cui questo vino ha avuto origine.
Un rosso strettamente legato alla tradizione locale, raro, particolarissimo sia per quanto attiene le caratteristiche organolettiche che produttive.
Per disciplinare infatti quello che qualcuno ha definito “il diamante nero del Piave”, figlio in purezza del bizzoso ma generoso vitigno Raboso, deve essere prodotto con una percentuale compresa tra il 15% ed il 30% di uve appassite (25% nel caso specifico), vinificate dopo l’8 Dicembre dell’anno di raccolta; la commercializzazione poi può avvenire solo dopo almeno 3 anni di riposo in cantina, di cui almeno 12 mesi (18 nel nostro caso) di permanenza in botte.
Rese bassissime sia in vigna che in appassimento con una conseguente concentrazione elevata nel bicchiere, soprattutto delle note evolutive dovute all’appassimento, sono i segreti del successo di questa vera chicca, misteriosa ed introvabile.
Enoica bomba di pace, una volta stappata inonderà i sensi di sensazioni continuamente cangianti comunque riconducibili alla confettura di piccoli frutti rossi. Prima donna al desco ha bisogno di confrontarsi con portate saporite, speziate e strutturate a base di carni, meglio se cacciagione, nonché formaggi molto stagionati come per esempio il Montasio.
Ottimo anche come vino da meditazione, una volta terminato il desinare.
Servire a 18°-20° C, stappando la bottiglia almeno un paio d’ore prima della mescita.
La pesante borgognotta ed il cartone da 3 bottiglie coricate in cui questo Malanotte viene presentato stanno a sottolineare l’alto lignaggio dello stesso.