Moscato di Cagliari

Specialità

Uva portata in Sardegna probabilmente già dai Greci, regala nella provincia di Cagliari un vino da dessert o persino da meditazione, la cui rarità è proverbiale sia per la ridotta superficie coltivata, che per il fatto che, essendo pregiatissimo, spesso viene utilizzato per autoconsumo in famiglia dai viticoltori e non commercializzato.
La potenza del sole sardo abbinata al vento che disidrata le bacche nonché una vendemmia tardiva fanno sì che, senza alcun intervento di tecnologie d’avanguardia né l’aggiunta di zuccheri nelle forme che sarebbero consentite, si ottenga un bianco dalla gradazione alcolica superiore a 14 gradi ed in aggiunta una cinquantina di grammi di zuccheri naturali residui che, se fermentati e trasformati in alcool, aggiungerebbero altri 3 gradi. Una bomba insomma da oltre 17 % vol totali, che esplode, bonariamente e pacificamente parlando, al naso ed al palato, liberando un’infinità di sensazioni olfattive e retronasali che spaziano dal floreale (acacia, sambuco), al fruttato (albicocca, pesca, banana), alle spezie (mirto) ed infine miele.
E’ un peccato parlare di abbinamenti per una tale ambrosia che troverebbe una fine più degna recitando, a chi regge il calice che la contiene, un monologo ancor meglio se in rima da prima donna qual’è.
Se proprio si vuole servirla al desco, tradizionalmente viene abbinata alla pasticceria secca a base di mandorle (“suspiros”), amaretti, le gustosissime “sebadas” con formaggio e miele o l’ottimo torrone. Più sfizioso e trasgressivo l’accostamento con formaggi ed in particolare quelli piccanti a base di latte di pecora, magari spalmati su del buon pane carasau. Servire fresco ma non freddo, intorno a 10° C.