"Venere" Grappa di Amarone

Specialità

Questo prezioso nettare alcolico nasce grazie alle vinacce ancora grondanti di Amarone, il vino rosso italiano che nell’ultimo ventennio ha registrato la migliore performance, arrivando oggigiorno a valere sul mercato decisamente più di un Barolo e praticamente quasi come un Brunello, le due icone dell’enologia italiana da sempre.
Da ciò che un tempo era considerato un sottoprodotto, quasi uno scarto di lavorazione, ovvero le bucce ed i vinaccioli pressati dopo la vinificazione, si ottiene un distillato di gran classe, rarissimo per la particolare origine, inimitabile per le caratteristiche organolettiche.
Nell’interpretazione del mastro distillatore che le ha prese in cura, questa grappa di Amarone, secca e maschia come il vino omonimo, ha trascorso quasi due anni in barriques di rovere francese, ove si è arricchita di un bel colore ambrato e di sentori che ne hanno reso più complesso il bouquet. Lavorata secondo il metodo più antico e tradizionale che si conosca, cioè quello discontinuo a fuoco diretto, dall’ultimo discendente di una celebre famiglia di “grapàt”. E’ un metodo praticamente abbandonato (all’inizio del secolo si contavano in Italia solo 4 impianti di questo tipo ancora operanti) perché, pur permettendo di ottenere una separazione ottimale delle teste e delle code e di scolpire alla guisa di un artista il profilo sensoriale del distillato, risulta lento, oneroso per le basse rese e difficile da controllare. Pochi quintali di vinaccia vengono caricati e scaricati manualmente ad ogni ciclo di lavorazione che dura molte ore: tutto ciò per ottenere pochi litri di prodotto finale. La resa in grappa è infatti molto ridotta: basti pensare che da oltre 3 quintali di vinacce, a loro volta risultanti da più di 35 quintali di uva fresca, s’ottengono non più di 20 litri di prodotto.
E’ quindi chiaro, anche se non accettabile dal punto di vista deontologico, perchè ormai la stragrande maggioranza delle grappe vengano distillate con metodi continui, a bagnomaria o metodi praticamente industriali. Solo pochi sognatori maniacali, e spesso i distillatori di questa setta portano in sé il seme della pazzia, si ostinano a produrre secondo tradizione poche bottiglie di gran classe, la cui qualità superiore è evidente al primo assaggio o anche solo una volta messo il naso nel bicchiere.
Doverosa la decisione, trovandoci davanti alla massima espressione per una grappa invecchiata, di racchiuderla in una confezione adeguata, a partire dalla preziosa bottiglia a forma di conchiglia (e da qui ovviamente il battesimo come Venere!) per finire allo stupendo astuccio singolo in legno intagliato che la custodisce a guisa di scrigno.
Non rimane ora che sedersi la sera, dopo cena, davanti al camino, magari con un bel sigaro per quelli che lo apprezzano, e partire per un viaggio indimenticabile centellinandola a 20° C o più, servita in piccoli bicchieri di cristallo a forma di tulipano.