Governo all'uso toscano 2018

Rossi

Nell’ultimo decennio non si fa che elogiare e portare in palmo di mano la tecnica veneta del ripasso, tipica della Valpolicella, presentandola come una delle pratiche enologiche antiche più interessanti per i  prodotti che riesce a regalare; tali vini hanno guadagnato presso i consumatori di tutto il mondo un successo strabiliante, tanto da vantare numerosissimi tentativi di imitazione.
Pochi però forse sanno che in un’altra tra le regioni enologicamente più importanti del Bel Paese esisteva in tempi non sospetti ovvero già nel 1800, una metodologia di produzione similare. In effetti la pratica enologica che già allora veniva definita come “Governo all’Uso Toscano”, prediletta e consigliata addirittura dal celebre Barone Ricasoli, padre emerito dell’enologia toscana, viene oggi riscoperta e praticata per dare alla luce rossi dal colore carico ed importante, ricchissimi in sensazioni fruttate, mature e dolci, sostenuti da un buon corpo.
Tale pratica prevede che le migliori uve di Sangiovese vengano fatte surmaturare in vigna o su graticci per poco più di mese ed aggiunte successivamente al vino base che sta ormai ultimando la fermentazione, metodo ingegnoso per farla ripartire con vigore e prolungarla notevolmente ben oltre il Natale, visto che le temperature in quel periodo si abbassano notevolmente.
Rosso moderno ed antico nel contempo, di facile beva nonostante la gradazione elevata grazie all’arricchimento naturale, morbidissimo al palato nonostante la struttura imponente, s’abbina egregiamente al desco con portate evolute a base di carni rosse cotte lungamente come brasati o stufati; ottimo anche per accompagnare i molti formaggi stagionati della tradizione italica. Servire a 18° C in ampi calici.