Soave Superiore DOCG Classico Riserva 2017

Bianchi

Da pochi mesi, prima ed unica in Italia, l’area di produzione viticola di questo storico bianco veronese è stata riconosciuta dalla FAO come sito agricolo patrimonio dell’umanità: sì è voluto così identificare, proteggere e premiare un’area agricola da sempre legata indissolubilmente alla viticoltura.
D’altronde, cosa ci si poteva attendere da uno dei pochi vini italiani che, avendo la fortuna di chiamarsi come il comune principale di cui è originario, è stato battezzato con un aggettivo che ne decanta le caratteristiche organolettiche. Cosa c’è infatti di più elegante per un bianco che essere definito “soave”, un aggettivo dal bel suono che al solo pronunciarlo mette il consumatore in uno stato di quasi grazia? Problemi di battesimo a parte, che però spesso ai giorni nostri fanno la fortuna o meno di un prodotto, questo famosissimo veronese è noto da tempi remoti; già Cassiodoro e poi Dante Alighieri, per fare solo due fulgidi esempi, lo cantarono nelle loro opere.
Nato alle falde delle maestose mura dello splendido castello scaligero che sovrasta l’abitato di Soave, un comune totalmente dedito alla viticoltura, ne presentiamo qui l’espressione più alta e fulgida, il non plus ultra senza tema di smentita, confermato già in etichetta dai molti termini di legge che lo identificano e che andiamo ora ad elencare e spiegare:
-Superiore: tale tipologia, codificata con disciplinare a sé stante ed unica ad essere insignita con la DOCG, si distingue dal DOC per i parametri quantitativi e qualitativi, decisamente più stringenti, previsti per la sua produzione nonché i controlli ferrei tipici delle DOCG per il rilascio della fascetta;
-Classico: è riservato al prodotto ottenuto da uve raccolte nella zona di origine più antica e vocata, totalmente a giacitura collinare ed alla conseguente vinificazione nella stessa;
-Riserva: i Soave Superiore con la qualificazione “riserva” devono essere immessi al consumo non prima del 1° novembre dell’anno successivo a quello di produzione ovvero avere avuto almeno un anno d’invecchiamento in cantina. Nel nostro caso tale invecchiamento s’è protratto per ulteriori 6 mesi in modo da raggiungere l’armonia ricercata.
Ulteriori caratteristiche che ne fanno un grande e complesso bianco da invecchiamento sono certamente il fatto che le uve autoctone provengano da vecchie viti, con un’età superiore ai 60 anni, e che il 50% circa del prodotto utilizzato per il blend finale sia rimasto a riposare per circa un anno in barrique di vari passaggi ed essenze, tra cui si distingue per particolarità e “soavità” delle note che regala al vino che in essa riposa, l’acacia.
La tecnica del battonage sur lie, applicata sia nella parte invecchiata in legno che in quella rimasta in acciaio, ha infine certamente contribuito in modo sensibile a donare stabilità del colore, pienezza, complessità e longevità a questa rara bottiglia, pronta oggi finalmente per il suo esordio al desco.
Bianco estremamente elegante ed opulento può permettersi di accompagnare non solo portate a base di pesce d’acqua dolce e salata ma anche di carne sia bianca, compresa la cacciagione di piuma, che rossa non troppo elaborate.
Servire non eccessivamente freddo, intorno a 12°, possibilmente in ampi calici normalmente riservati ai vini rossi di struttura per meglio apprezzarne le enormi qualità.